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Il Piccolo Principe
e Antoine De Saint-Exupéry

L'Amicizia, La Poesia del Piccolo Principe, e uno sguardo appassionato ad Antoine De Saint-Exupéry.



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e' molto semplice, non si vede bene che col cuore, l'essenziale e' invisibile agli occhi."

Rlazione e comunicazione

(pag. 3/4)

Come esempio possiamo parlare di "caffe' Filosofico". Un gruppo di giovani, bambini o adulti, disposti in cerchio, dove ogni uno deve dire qualcosa di se a partire da una frase iniziale, scelta dall'animatore. Nel giro di pochi minuti si crea un' atmosfera unica , perche' i ragazzi ( i bambinio o adulti) si sentono liberi di parlare del rapporto che hanno con la madre, il padre, il proprio corpo, la scuola, e tutti condividono. Quando condividiamo diventiamo ricchi.

Quando lavoriamo insieme, non addizzioniamo, ma moltiplichiamo le nostre risorse.Nessuno puo' vivere intensamente senza sentirsi compreso ( dal latino cum-prendere = prendere qualcosa e metterlo dentro di se) dagli altri.


 




E' l'empatia, la capacita' di comprendere quello che l'altro sente. Nessuno guarira' se non verra' preso dentro la vita di un' altra persona, che sente quello che anche lui sente " Cerca di metterti nei miei panni". Se lo facessimo veramente scopriremmo come sono diversi dai nostri. Chi vuole capire cosa accade dentro di se deve aprirsi ad un amico, da lui stesso scelto perche' degno di fiducia. Non si puo' tradire la fiducia di chi ci confida la parte piu' intima del suo cuore.
Se, ad esempio una persona, non comunica verbalmente cio' che pensa o sente, succede che invece di avere un ponte con la realta', comincia a comunicare con la propria realta' e col tempo sviluppera' un mondo ideale , parallelo alla realta'. E piu' questo mondo cresce piu' e' reale il pericolo della paranoia ed e' all'origine della schizofrenia.Questo e' molto pericoloso, e spesso nasce nell'infanzia , e noi non ce ne rendiamo conto, perche' il processo ci passa inosservato.

Sono soggetti inibiti, che non parlano di come si sentono, di quello che provano, che non metabolizzano il dolore. Il dolore va betabolizzato e trasformato in sofferenza , perche' il dolore fa parte della vita. Molti infatti " schizzano" cioe' rimangono divisi dentro, non hanno piu' il collegamento con la realta' e e' l'origine della psicosi.
Il vero dramma dell'esistenza umana, non e' soffrire, essere in difficolta', non e' nemmeno sbagliare , o peccare, perche' siamo esseri umani. Il vero dramma e' vivere queste cose dentro di noi e non poterle condividere, e comunicare a volte con nessuno. Se vogliamo veramente comunicare, dobbiamo rinunciare alla parola, all'orgoglio, l'orgoglio e' qualcosa che ci soffoca. Mi riferisco all'orgoglio di non poter confessare a nessuno le proprie intime debolezze e paure, i propri sbagli. Nel momento in cui non comuinichiamo a nessuno le nostre difficolta', siamo destinati alla malattia. La malattia psicosomatica deriva dall'impossibilita' di comunicare a qualcuno la grande rabbia che provo dentro di me; la rabbia rimane dentro allo stomaco, percio' si trasforma in ulcera in gastrite. Quello che non riesco a buttare fuori, rimane come forza corrosiva interiore.

Il modo migliore per capire come comunichiamo si chiama feedback (= segnale di ritorno), noi capiremo se abbiamo allacciato un legame. Comunicare e' ottenere gli effetti desiderati, cioe' quando si comunica si dovrebbe avere sempre presente un obiettivo, e cioe' che cosa desidero ottenere dalla mia comunicazione? Comunicare significa fare di tutto perche' l'obiettivo che mi sono prefisso venga raggiunto. A questo livello sta il discorso della comunicazione. Noi raggiungiamo gli obiettivi solo quando siamo in grado di comunicare in modo adeguato, tenendo conto dei bisogni, delle credenze, delle esperienze dell'altro, tenendo conto della mappa del mondo dell' altro e adeguando la mia comunicazione all'obiettivo e alla situazione.

(pag. 3/4)