Seminario: La Fenomenologia e il Counseling
Docente Prof. Roberto Zonta (Pag 4/10)
L'uomo e' tale per la sua originaria apertura all'essere che gli consente di comprendere l'ordine delle cose, a cui invece l'animale e' costretto ad adattarsi. Occorre capire definitivamente che una volta partiti dal biologismo animale , la situazione che riguarda la realta' umana non puo' piu' essere corretta, neppure con l'aggiunta dell'anima, dello spirito e della coscienza , perche', comprese dal biologismo, queste dimensioni, con cui si cerca di qualificare l'uomo, non possono significare altro che funzioni di quell'esperienza vitale a cui il biologismo si riconduce, bisogna avere il coraggio di uscire dal mondo che caratterizza la scienza naturale. Jung parla di "archetipi", che indicano l'originaria modalita' umana di rapportarsi con il mondo.
Gli archetipi mostrano un evidente carattere fenomenologico, in quanto
costituiscono delle forme a priori che organizzano l'esperienza, definiti da Juog, infatti, come "ordinatori A-priori di rappresentazioni", "modelli di comportamento innati, "fattori di organizzazione che esistono A-priori alla stregua di modi funzionali innati costituenti nel loro insieme la natura umana. Inteso in questo modo, cioe'
come fattore formativo o elemento strutturale, l'apriorismo dell'archetipo non contraddice il fatto che il contenuto dell' esperienza di ciascuno, sia ricavato a posteriori dal proprio ambiente, naturalmente ognuno ricavera' A-posteriori la sua personale esperienza dal proprio ambiente sulla base di questi archetipi che sono i modelli di comportamento innati, gli ordinatori di rappresentazioni, i fattori di organizzazione, vuoi vedere che abbiamo trovato l'A-priori affettivo?
Se infatti l'archetipo e' il modo umano di fare esperienza, diverso, ad esempio, dal mondo animale, non c'e' alcuna difficolta' ad ammettere l'ereditrieta', e quindi a trovare il luogo formale, che caratterizza la realta' umana. Trattandosi, come lo
stesso Jung scrive in "Energetica psichica", di "..possibilita' ereditate di rappresentazioni, di "binari" che si sono formati progressivamente in base alle esperienze accumulate nell' ascendenza genealogica, negare l'ereditarieta' di questi binari, equivarrebbe a negare l'ereditarieta' del cervello. Chi la nega dovrebbe, per
essere logico, affermare che il bambino viene al mondo con un cervello di scimmia. Ma poiche' nasce con un cervello umano, prima o poi questo cervello comincera' a funzionare in maniera umana, ci siamo, ma attenzione, nel senso che l' A-priori che stiamo cercando affannosamente, eccolo qua, attenzione, si chiama “Archetipo”. "
Ma quando gli archetipi, da forme a priori che organizzano l'esperienza in maniera umana ( dato fenomenologicamente accertabile) , diventano come Jung dice in “Riflessioni sull'essenza della psiche”, "insiti forniti di energia psichica" l'energia la posso misurare, allora non siamo piu' sul piano fenomenologico, dove, di fronte ai fenomeni, si cerca la forma che tutti li connota, ma sul piano esplicativo delle scienze naturali, dove, di fronte ai fenomeni, si presuppone una realta' una energia che agisca come loro causa esplicativa, e allora non ci basta. Quindi sia nella versione Freudiana che in quella Junghiana la psicoanalisi giunge a quel nodo cruciale per cui, oggettivando l'uomo, e quindi riducendolo ai suoi aspetti misurabili, lo distruggono come soggetto e nelle sue espressioni propriamente psicologiche.
(W. Dilthey Filosofo tedesco, 1833/1911, rivendico' comunque la superiorita' delle "scienze dello spirito", in contrasto con l'eccessiva esaltazione che il positivismo faceva delle scienze della natura. per lui il compito della natura e' di intendere i vari momenti storici attraverso i quali l'uomo ha realizzato se stesso e di cogliere la complessa trama dei rapporti che di volta in volta legano il singolo alla sua cultura e societa') W. Dilthey propone la famosa distinzione tra scienze dello spirito e scienze della natura:" Le scienze dello spirito si differenziano dalle scienze della natura in quanto queste hanno come loro oggetto dei fatti che si presentano alla coscienza dall'esterno, cioe' come fenomeni singolarmente dati, mentre in quelle( le scienze
dello spirito) i fatti sorgono originariamente dall'interno,...per cui non spieghiamo la natura, mentre comprendiamo la vita psichica".
Dai due ordini di esperienza scaturiscono due ordini di operazioni logiche,
che per le scienze della natura sono l'induzione, l'esperimento e l'operazione matematica, mentre per le scienze dello spirito sono la descrizione, la comparazione e l'ermeneutica, che significa la possibilita' di interpretare in un certo modo quello che capita a me e quello che capita a te, nel confronto tra noi due, capendo che quello che capita a me e' diverso da quello che capita a te. Diversamente non potrebbe essere per il differente rapporto in cui il ricercatore si viene a
trovare rispetto al fenomeno studiato e per la differenza dei rispettivi ideali conoscitivi. Dice ancora Dilthey:"...l'ideale della costruzione delle scienze della natura e' la concettualita', in cui principio e' costituito dall'equivalenza delle cause e degli effetti...l'ideale invece delle scienze dello spirito e' la “comprensione dell'individuazione storico-sociale dell'uomo, in base..alla comunanza presente in ogni vita psichica".
Io diverso da te, io sicuramente con caratteristiche diverse dalle tue , caratteristiche diverse che ho comunque maturato sulla base di una comunanza che e' in me e che e' in te', attraverso quell' A-priori strutturale e formale che stiamo cerando di trovare. Allora , io posso adottare questa metodologia, che e' metodologia di comprensione del soggetto ma devo evitare la dispersione dei dati, e questo mi sara' possibile, nel momento in cui l' A-priori che caratterizza la realta' umana sara' chiaro. Ecco quindi il senso del nuovo approccio gnoseologico fenomenologico dei fatti psichici: avvicinare la vita con la vita. Ecco a me piacerebbe fermarmi qua, e pensare al counselor e al cliente, avvicinare la vita del cliente attraverso la vita tua, parlando di ermeneutica torneremo al concetto di co-narrazione, al concetto di consegnaci reciprocamente il testo della propria vita personale.
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