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Io voglio ascoltare l'altro, e per ascoltarlo lo devo prendere come sistema non parcellizzare, per cui non dare consigli o ordini. Nell' approccio sistemico non si studia il sintomo ma si studia il sistema, si studia la persona, nella sua capacita' di mettersi in relazione con me e nella dinamica della relazione che ha con me.
Con un altro assioma, che tu nel momento stesso che ti metti in relazione con l'altro lo modifichi, e ne vieni modificato, o senno il gioco non regge. La relazione si interrompe quando la circolarita' si interrompe allora non e' piu' relazione, o meglio non e' relazione efficace. Allora cosa deve fare chi vuole ascoltare, ho una predisposizione personale ad accettare l'altro questo lo posso attivare soltanto se voglio ascoltare l'altro. Io ascolto per capire cosa l'altro vuole dire, non per essere pronto a replicare, contraddire o rifiutare, questo e' estremamente importante come atteggiamento gnerale.
Io ascolto e faccio in modo di comprendere cio' che l'altro sta dicendo, sono assiomi della comunicazione, nell' ascolto c'e' un significato che va al di la del significato semantico, vi e' in piu' il tono della voce, l'espressione del volto, il comportamento generale di colui che parla. Secondo assioma della comunicazione, che ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, e' il modo come l'altro si pone nei miei confronti. Il modo di relazione, determina e classifica la relazione, per cui io devo reggere l'altro...Il senso di colpa forse e' l'elemento piu' condizionante del nostro comportamento. Se io a livello cognitivo, ho la coscienza che quello che sto facendo dara' dolore a qualcuno, questa e' una colpa. Se io coscientemente , faccio del male a me o ad altri, in questo caso sono colpevole. Ma se il mio colpire l'altro, non e' voluto coscientemente, inconsapevolmente produco dolore per il vissuto, non vado a perdonare ma vado a comprendere la persona.
Perche’ quella persona che assume un comportamento che fa male, non e' un comportamento volontario, ma un comportamento indotto dal vissuto, da una non saturazione dei codici, da una sovrabbondanza di un certo codice rispetto agli altri. A livello di equilibrio ho una privazione di un codice rispetto agli altri. Per cui se io ho sia sovrabbondanza, sia carenza rispetto a quello che e' uno dei codici, che poi induce determinati comportamenti...negli stili educativi che sono stati adottati con me , ho avuto o una sovrabbondanza di onnipotenza ( non accetto mai di poter perdere). O una privazione di questo dio onnipotente, nel senso che non mi e' stato concesso di essere autonomo ( non mi e' stato concesso di essere primo una volta), di essere io a decidere e' chiaro che poi potro' diventare non solo autoritario ma anche schiavista. Il mio modo di essere sara' quello di cercare la saturazione dell' io onnipotente, e senza di quello non riesco a vivere , per cui posso addirittura far male agli altri, distruggere gli altri , e nella distruzione trovare la mia realizzazione. Questo puo' portare alla psicopatologia (di Napoleone), di colui che si sente superiore a qualsiasi situazione e a qualsiasi persona.
Ascoltare la persona, cercando di mettere da parte se stessi, meglio che si puo', perche' non e' possibile annullarsi completamente, le tue resistenze, non le annulli completamente, per cui meglio che puoi, perche' e' un atto di volonta' ci si mette nei suoi panni, guardando il mondo, nel modo in cui colui che parla lo vede, accettando i suoi sentimenti, come fatti di cui si deve tener conto. Ecco il CONTROTRANSFERT. E' prendere coscienza che devo ascoltare pienamente chi mi sta parlando mettendo da parte i pregiudizi, le opinioni i punti di vista, non pensando, non devo giudicare, ma devo condividere cio' che mi sta dicendo, per tutto il tempo che ascolto. Sappiamo che non possiamo ascoltare noi stessi, ecco questa e' la presa di coscienza. Due cose contemporaneamente non si possono fare, dobbiamo avere la coscienza che continuamente siamo distratti dal nostro giudizio dal nostro vissuto, e cominciamo ad ascoltare noi stessi, i nostri pensieri mentre ascolto l'altro.
Nel momento in cui succede questo, devo dire no devo ascoltare l'altro, e non ascoltare me. La diagnosi non si fa durante la seduta, la si fa dopo a relazione conclusa. Perche' se la faccio mentre sono ancora in relazione, la faccio su quella parte che mi e' arrivata e non su tutto. Puo' darsi che l'altro mi dara' altre informazioni, sulla sua vita, o mi dara' informazioni sui suoi sentimenti, che fino a quel momento non mi ha comunicato. E se io interrompo l'ascolto per fare la diagnosi, quindi per ascoltare me. Non ascoltero' il suo sentimento , non ascoltero' cio' che l'altro mi sta comunicando.
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